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Chi era Santa Reparata?

Trascorse le feste patronali dedicate alla Santa, scopriamo la sua vita

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In questo weekend nel comune di Casoli si sono festeggiate le feste patronali in onore di Santa Reparata e San Gilberto con la tradizionale sfilata dei donativi, in vestiti tradizionali, che ha richiamato moltissime persone. Ma Chi era Santa Reparata? 

Secondo le informazioni, che abbiamo ricavato da varie fonti e da un loro confronto, Reparata è una giovanissima ragazza, quasi bambina, martirizzata nel III secolo a.C. durante le persecuzioni contro i cristiani dell’imperatore Decio. 

A quel tempo la futura Santa, appena dodicenne, venne arrestata e torturata per essersi rifiutata di compiere un sacrificio in favore degli dèi. Dopo indicibili sofferenze la ragazzina venne condannata a morte per colpo di clava. Dopo l’esecuzione della condanna, stando alle leggende, si vide l’anima della santa ascendere dal corpo esanime al cielo sotto forma di una colomba.

Il primo racconto della vita di Santa Reparata appare, nel VIII secolo, nel Martirologio di Beda il Venerabile alla data dell’8 ottobre. Nessuna informazione sulla sua vita compare prima di questo periodo, dal momento che non ne parla neanche Eusebio di Cesarea, scrittore e vescovo della città nel periodo immediatamente successivo alla morte della giovane martire.

Nel medioevo la devozione per la santa si diffuse in Italia e in Francia. Tra le città in cui Reparata è venerata come Patrona ci sono anche Firenze, dove è titolare di un’antica cattedrale paleocristiana, e Nizza nella quale il patronato si estende a tutta la diocesi.

Particolare è la motivazione per cui la santa venne assunta come patrona nella città teramana di Atri. Qui il parlamento municipale della cittadina, nel 1352, redasse gli statuti municipali, sul modello di quelli fiorentini, ed elesse Santa Reparata come protettrice del comune allo scopo di sancire l’alleanza con la città di Firenze.

La proclamazione del patronato fu un atto esclusivamente politico, poiché fu il governo cittadino a promulgarlo, senza nessuna ingerenza del clero locale. Però si attribuiscono al fiorentino Marco Ardinghelli, vescovo della diocesi di Atri, un contributo alla diffusione del culto della Santa in città.

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