Due ore di sonno, scomodo, sui sedili di un aereo e l’Arabia Saudita ha spalancato le sue braccia, per la terza volta, a Silvio e Tito Totani, dopo oltre 10 ore di volo fra scambi, soste e coincidenze da Roma Fiumicino a Yanbu.
Dall’aeroporto i due fratelli abruzzesi hanno raggiunto il grande bivacco della Dakar e dopo poche ore sono saliti a bordo di Monnalisa, il buggy 2 ruote motrici Optimus che è stato subito messo alla frusta sul tracciato riservato a tutti i team in gara allo shakedown. Un riscaldamento importante e nello stesso tempo delicato che aveva un doppio scopo: far prendere confidenza con la vettura da gara all’equipaggio italiano e testare tutte le nuove soluzioni tecniche e meccaniche apportate nelle ultime settimane prima del rally raid. E in effetti fare questi pochi chilometri, e ripeterli più volte, è stato fondamentale perché il team ha lavorato fino a tardi per un problema alle bobine manifestatosi su ben 4 dei 7 veicoli del team francese.
“Non abbiamo aspettato la mezzanotte – raccontava Silvio Totani, dal bivacco – perché eravamo stanchissimi. Avevamo dormito meno di due ore il giorno prima e abbiamo preferito rifugiarci nel nostro camper per cercare di recuperare le forze e la stanchezza. Abbiamo seguito i lavori dei meccanici per un po’ ma poi abbiamo preferito riposare”.
Dopo una prima nottata di lavoro, il team è ritornato allo shakedown per controllare se il problema era stato risolto . “Risposta positiva – ha sorriso Silvio – è andato tutto bene e la soluzione trovata sembra essere quella giusta. In compenso abbiamo forato, la nostra prima gomma della Dakar 2026!”. Non hanno neanche dovuto aspettare la prima speciale per cambiare una gomma – in una Dakar che si preannuncia massacrante per le ruote – e lo hanno fatto subito, durante i test:
“Il percorso dello shakedown era messo malissimo dopo due giorni di percorrenza da parte di tutti i team della Dakar. Fra camion e vetture e SSV ci saranno passati e ripassati sopra almeno 300 veicoli e ovviamente il terreno era distrutto. Penso di aver preso un sasso nascosto nella sabbia e praticamente invisibile, e la foratura è stata inevitabile”.
In compenso i due fratelli aquilani sono radiosi per la vettura “E’ fantastica – dicono all’unisono – comoda, confortevole, veloce e davvero incredibile. Non vediamo l’ora di misurarci con il cronometro”. Tito ha passato la giornata di a sistemarsi l’abitacolo, facendosi regolare la posizione del sedile, studiando la strumentazione e riprendendo l’abitudine alla navigazione, con il road book elettronico, tenendo sotto controllo tutti i parametri della macchina, che non sono pochi.
Ora ancora test e un po’ di relax prima di affrontare le verifiche amministrative e tecniche.
La Dakar 2026 è già cominciata.