Sanità, necessario "un confronto concreto tra Abruzzo e Molise sui servizi di confine"

L'intervento di Daniele Leone

redazione
06/05/2026
Sanità
Condividi su:

Presidente avvocato Peppino Tagliente, ho letto con attenzione la sua riflessione sulla chiusura dell’Emodinamica di Termoli, che condivido pienamente.

Quando Lei evidenzia che, con un semplice accordo tra le due regioni, si sarebbe potuto ottimizzare l’assistenza sanitaria, risparmiando risorse, richiama un tema centrale: quello della capacità di programmazione e integrazione tra territori.

Su questo punto ho già avuto modo di esprimermi nei giorni scorsi nel mio contributo “Tagli e riorganizzazioni: il caso Molise impone una riflessione anche per l’Abruzzo”, nel quale ho evidenziato come il nuovo piano sanitario molisano, orientato alla centralizzazione dell’offerta e al contenimento della spesa, non rappresenti un episodio isolato, ma un segnale che deve far riflettere anche la nostra regione.

In questo contesto, ritengo necessario aprire una riflessione sulla tenuta della sanità regionale e, in particolare, sul sistema della sanità accreditata e convenzionata ex art. 26, che, insieme alla sanità ospedaliera accreditata, coinvolge oltre 6.000 lavoratori e rappresenta un presidio fondamentale della rete territoriale, garantendo assistenza a pazienti fragili nel solco dell’Articolo 32 della Costituzione italiana e della Legge 833/1978.

Oggi questo sistema vive una crisi evidente: contratti fermi da 14 anni (ARIS RSA e AIOP RSA), rette non aggiornate, tetti di spesa rigidi e mancata riconversione dei servizi. Le conseguenze sono già visibili: difficoltà nel reperire personale, dimissioni e rischio per la continuità assistenziale.

Le chiedo un suo parere su questa fase e su quali scelte la politica regionale debba assumere per sostenere un sistema fondamentale per i cittadini più fragili. E, prendendo a prestito les sue parole, ritengo di estendere questo invito a tutti i livelli istituzionali e sociali: “Forse si potrebbe ancora” evitare la perdita di servizi essenziali, se si avviasse un confronto concreto tra le regioni sui servizi di confine. Faccio mio questo appello, rivolgendolo ai direttori generali, ai presidenti delle regioni, ai consiglieri regionali, ai sindaci e alle organizzazioni sindacali: è necessario farsi sentire e mettere in campo ogni azione utile per mantenere i servizi sanitari pubblici e tutelare anche le strutture socio-sanitarie accreditate e convenzionate ex art. 26.

Daniele Leone - Infermiere

Leggi altre notizie su Terre Di Chieti
Condividi su: