Giovani (In)coscienti, una rete che educa: a San Salvo istituzioni, professionisti e comunità insieme per il futuro dei ragazzi

Antonia Schiavarelli
05/06/2026
Appuntamenti
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Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. È stato questo, in fondo, il messaggio più forte emerso dal convegno ECM “Giovani (In)coscienti – Responsabilità condivise tra famiglia, scuola e istituzioni”, ospitato nella Sala Leone Balduzzi di San Salvo e promosso dalla dottoressa Antonella Lucci, psicologa e psicoterapeuta, che ha ideato e fortemente voluto un momento di confronto capace di mettere attorno allo stesso tavolo professionisti, istituzioni, mondo della scuola, forze dell’ordine, sanità, associazionismo e realtà educative del territorio.
L’incontro ha rappresentato molto più di una semplice giornata formativa. 

È stato il tentativo concreto di costruire una visione condivisa sul tema del disagio giovanile, partendo da una consapevolezza chiara: nessun attore sociale, da solo, può affrontare le fragilità che attraversano oggi l’adolescenza. 

Dagli interventi dei relatori è emersa con forza l’importanza della rete educativa, quella trama di relazioni che unisce famiglie, insegnanti, professionisti, istituzioni e comunità locali. Una rete che non può limitarsi ad intervenire quando il disagio è già esploso, ma che deve essere presente quotidianamente nella vita dei ragazzi. 

Particolarmente significativi i contributi che hanno posto l’accento sull’ascolto e sulla presenza degli adulti. Nelle immagini e nelle riflessioni condivise durante la giornata è emersa una frase che sintetizza perfettamente il senso dell’incontro: “I ragazzi di oggi non hanno bisogno di adulti perfetti, ma di adulti presenti".

Una presenza che si traduce in ascolto autentico, tempo dedicato e capacità di accogliere senza giudicare. Temi ripresi anche dalle esperienze educative raccontate nel corso del convegno, dove è stato evidenziato come molti giovani non chiedano necessariamente risposte immediate, ma persone capaci di esserci, accompagnarli e camminare al loro fianco. 

Tra gli spunti più interessanti emersi durante i lavori vi è stata anche la riflessione sull’orientamento scolastico e professionale. Guardare ai giovani significa riconoscere non soltanto il rendimento scolastico, ma anche attitudini, interessi, motivazioni e talenti. Una prospettiva che mette al centro la persona e non esclusivamente i risultati. 

Il programma ha visto alternarsi interventi di alto profilo provenienti dal mondo accademico, psicologico, giuridico, sanitario e istituzionale, offrendo ai partecipanti punti di vista differenti ma complementari. 

Dalle riflessioni sul disagio giovanile alle responsabilità educative della famiglia, dal ruolo della scuola alle opportunità offerte dal territorio, fino alle testimonianze dello scoutismo, della comunità ecclesiale e del tessuto produttivo locale.
Proprio la pluralità delle voci intervenute ha rappresentato uno degli elementi di maggior valore dell’iniziativa. La presenza contemporanea di amministratori pubblici, professionisti, dirigenti scolastici, medici, rappresentanti delle forze dell’ordine, imprenditori e operatori del terzo settore ha dimostrato come la crescita delle nuove generazioni sia una responsabilità collettiva. 

Un risultato che porta la firma organizzativa della dottoressa Antonella Lucci, capace di costruire un evento articolato e multidisciplinare, coinvolgendo ordini professionali, istituzioni, associazioni e realtà del territorio in un percorso formativo che ha saputo coniugare rigore scientifico ed esperienze concrete.
La sensazione condivisa al termine dei lavori è che la vera risposta alle fragilità giovanili non risieda in un singolo intervento o in una singola istituzione, ma nella capacità di fare rete.

Perché, come emerso più volte durante la giornata, forse non possiamo risolvere tutti i problemi dei giovani, ma possiamo scegliere di esserci, ascoltare e costruire insieme una comunità educante capace di accompagnarli verso il futuro.


 

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