Sabato 14 marzo la Parrocchia di Santa Maria del Sabato Santo a Vasto accoglie la Croce dell'Amore.
Nella locandina, tutte le iniziative organizzate per la sua permanenza.
La Croce dell'Amore: il legno che ha conosciuto il mare.
Ci sono legni che non sono solo materia: sono memoria. Legni che hanno sfiorato mani tremanti, speranze ferite, sogni più grandi della paura. Sono i legni dei barconi che hanno attraversato il Mediterraneo, portando con sé vite in cerca di un approdo, di una possibilità , di un domani. Legni che hanno ascoltato pianti, preghiere, silenzi. Legni che hanno conosciuto la notte e il sole, la salsedine e il vento, la fragilità e il coraggio.
Da quei legni è nata la Croce dell'Amore, fortemente voluta da Papa Francesco: un segno che non divide, ma unisce, non giudica, ma accoglie, non condanna, ma ricorda. Una croce che non punta il dito, ma tende la mano. La Croce dell'Amore è un simbolo che parla senza bisogno di parole. Parla di chi non ce l'ha fatta e di chi ce l'ha fatta. Parla di chi ha lasciato tutto per cercare tutto. Parla di noi, che spesso dimentichiamo quanto sia preziosa la vita, ogni vita. E quando questa croce arriva in una comunità , non arriva come un oggetto da esporre, ma come una presenza da ascoltare. E' un richiamo alla responsabilità , alla compassione, alla fraternità universale che Papa Francesco non ha mai smesso di ricordarci. Questa Croce, con la sua presenza nella Parrocchia Santa Maria del Sabato Santo come in tutte le altre parrocchie in cui è stata, è come se avesse trovato finalmente una casa fatta di: volti, di preghiere, di mani che si stringono e di fede che si fa concreta. Soprattutto sento che questa storia mi appartiene perché nasce da una memoria familiare. I miei nonni materni partirono per la Libia e si stabilirono a Tripoli, in un tempo in cui quel popolo era stato piegato dalla violenza coloniale: campi di concentramento, impiccagioni nelle piazze e gasazioni ordinate dal regime fascista.
Una pagina buia della nostra storia, che troppo spesso viene dimenticata. E poi, quando Gheddafi salì al potere, accadde qualcosa che pochi si ricordano: permise agli italiani di tornare in patria senza vendetta, senza spargimenti di sangue.
La mia mamma insieme a suo fratello ( il mio amato zio Antonio buonanima) nati e cresciuti a Tripoli, tornarono in Italia come profughi libici, insieme ai miei nonni, e questo è ancora oggi scritto nei suoi documenti. Una storia che mi rende particolarmente sensibile al destino di chi oggi attraversa lo stesso mare, ma in condizioni infinitamente più drammatiche. Per questo la Croce dell'Amore, per me non è solo un simbolo ma un ponte tra passato e presente, tra la mia famiglia e tutti quelli che scappano via dall'Africa! In questo ponte tra le memorie, c'è una figura che merita di essere ricordata: Omar al-Mukhtar, conosciuto come il Leone del Deserto. Omar al-Mukhtar fu il leader della resistenza libica contro l'occupazione italiana, guidando per quasi vent'anni la lotta dei beduini Senussi in Cirenaica contro l'esercito mandato da Mussolini. Era un insegnante, un uomo mite, ma la sua coscienza non gli permise di restare in silenzio davanti all'ingiustizia. Per questo divenne un simbolo di dignità , di coraggio e di libertà . La sua resistenza costrinse l'Italia coloniale a impiegare mezzi militari moderni e brutali, e la sua figura rimase così potente nella memori libica che, decenni dopo, il suo nome continua a rappresentare l'onore di un popolo. Fu catturato nel 1931 e impiccato a Soluch, davanti alla sua gente, per spezzarne lo spirito… Ma lo spirito, non si è spezzato, perché tanti anni dopo, in un gesto di riconciliazione storica, Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio, chiese scusa a Gheddafi per i crimini del colonialismo italiano, un atto che riconosceva implicitamente anche la grandezza morale del Leone del Deserto. Ricordarlo oggi, mentre la Croce dell'Amore arriva nella mia Parrocchia, significa riconoscere che la storia del Mediterraneo è una storia di dolore, ma anche di resistenza, dignità e perdono. Infine le intenzioni di Papa Francesco: ricordare ogni vita spezzata nel Mediterraneo, senza che nessuno venga dimenticato o ridotto a numero.
Sostenere chi migra, chi fugge, chi cerca pace, perché ogni persona possa trovare dignità , ascolto e protezione. Convertire i cuori all'accoglienza, non come gesto politico, ma come gesto umano e cristiano. Invocare la pace tra i popoli affinché nessuno sia costretto a lasciare la propria terra per disperazione. Chiedere alla Chiesa di essere madre, non spettatrice: una Chiesa che consola, che accompagna, che si sporca le mani. Affidare al Signore le comunità che accolgono, perché sappiano riconoscere Cristo nel volto di chi arriva.
Tutte queste intenzioni, le sento dentro con tantissima delicatezza, soprattutto dopo aver vissuto in prima persona il dolore e la grandezza dei funerali del Santo Padre in Piazza San Pietro.

