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Sanità tra tagli e riorganizzazioni: il 'caso Molise' impone riflessioni anche per l'Abruzzo

Le sottolineature di Daniele Leone, infermiere coordinatore provinciale Sanità accreditata e convenzionata Fp Cgil Chieti

redazione
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Le notizie che stanno emergendo in queste ore attraverso la stampa sul nuovo piano operativo sanitario 2026–2028 del Molise impongono una riflessione attenta e non più rinviabile.

Il documento, adottato nell’ambito del piano di rientro, ridisegna in modo significativo la rete sanitaria regionale, orientandola verso una logica di centralizzazione dell’offerta. Entrando nel merito, le misure previste non sono neutre: chiusura del punto nascita di Isernia, disattivazione dell’emodinamica a Termoli, riconversione dell’ospedale di Agnone in ospedale di comunità, con mantenimento di un punto di primo intervento, e concentrazione delle funzioni più complesse su Campobasso.

Si tratta di scelte motivate da esigenze di equilibrio finanziario e di adeguamento agli standard nazionali, che finiscono per tradursi in un arretramento dei servizi nei territori e nelle aree interne. In questo quadro, alcune ricostruzioni giornalistiche evidenziano come anche il sistema della sanità privata accreditata e convenzionata possa essere chiamato a contribuire al piano di rientro.

Quanto sta emergendo richiama dinamiche già osservate in altre realtà sottoposte a piani di rientro e apre inevitabilmente una riflessione anche per l’Abruzzo, dove il Programma Operativo 2026–2028 risulta orientato al riequilibrio dei conti attraverso misure di contenimento della spesa e revisione dei rapporti con il sistema accreditato.

In questo scenario, il sistema della sanità accreditata e convenzionata — tra Abruzzo e Molise — garantisce occupazione a circa 9.000 operatori tra strutture accreditate e convenzionate ospedaliere (cliniche private) e strutture socio-sanitarie, quali RSA ed ex art. 26. Tuttavia, all’interno di questo comparto permangono rilevanti criticità legate al mancato rinnovo dei contratti collettivi nazionali. In particolare, i contratti della sanità ospedaliera accreditata (ARIS e AIOP) risultano fermi da oltre 8 anni, mentre quelli del comparto socio-sanitario (ARIS RSA e AIOP RSA ex art. 26) non vengono rinnovati da circa 14 anni. Si tratta di una condizione non più sostenibile, che sta determinando un progressivo impoverimento delle lavoratrici e dei lavoratori, con effetti concreti in termini di perdita di attrattività del settore, aumento del turnover e crescente difficoltà nel reperimento di personale qualificato. A ciò si aggiunge una criticità strutturale: le strutture socio-sanitarie operano in regime di tetti di spesa, con budget predeterminati e non adeguabili alla domanda assistenziale, e con rette ferme da molti anni. Diversamente, nella sanità ospedaliera il finanziamento è in parte correlato ai volumi di attività. In territori come Molise e Abruzzo, caratterizzati da un elevato indice di invecchiamento, la tenuta del sistema sanitario non può prescindere da una programmazione che tenga conto della crescente domanda di assistenza per la popolazione fragile.

Per queste ragioni, appare necessario avviare con urgenza un confronto istituzionale sul futuro del settore. Si rivolge un appello al presidente Marco Marsilio e all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì affinché venga istituito un tavolo permanente con organizzazioni sindacali e associazioni di categoria, per garantire sostenibilità, occupazione e qualità dei servizi.

Daniele Leone

Infermiere coordinatore provinciale Sanità accreditata e convenzionata Fp Cgil Chieti

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